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sabato 26 aprile 2014

Regina José Galindo

È il corpo il principale strumento di espressione artistica di Regina José Galindo, artista guatemalteca nata nel 1974 a Guatemala City; è attraverso il proprio corpo che racconta la violenza, la sofferenza, il dolore, gli abusi di potere che affliggono la società contemporanea, in primis il suo Paese, che è stato afflitto per 36 anni da una sanguinosa guerra sfociata in genocidio. A questo tema, alle vittime della guerra, è dedicata l'opera che apre la mostra presentata al PAC di Milano: un video della durata di circa un'ora che documenta una performance (“La Verdad”, 2013) nel corso della quale l'artista legge alcune forti testimonianze di sopravvissuti al conflitto armato mentre un dentista le pratica alcune punture anestetizzanti alla bocca per farla tacere.



La politica, le donne, la violenza, l'organico e la morte: questi i temi, cari all'artista, entro i quali si sviluppa il percorso della mostra presentata al PAC. Video e fotografie documentarie delle performance sono affiancate da alcuni oggetti utilizzati nel corso delle stesse: i ceppi e le catene di “Peso” (2006), performance che vedeva l'artista svolgere per quattro giorni le sue normali attività legata con tali arnesi che ne limitavano la libertà, a sottolineare il potere di abuso e sottomissione del potere sull'individuo; le otturazioni in oro della performance “Saqueo/Looting” (2007), durante la quale l'artista si era fatta perforare otto molari da un dentista del Guatemala, facendoseli incastonare con oro nazionale e, successivamente, si era fatta estrarre le otturazioni da un dentista di Berlino.

Da una parte la conquista, la guerra, la politica della terra bruciata, lo sfruttamento del suolo, l'umiliazione. Dall'altra chi conquista, chi impartisce gli ordini, l'uomo del vecchio mondo, quello che alza la mano e si tiene l'oro”.


È possibile vedere la cassa di ferro di “Negociación en turno” (2013), performance nel corso della quale l'artista rimaneva chiusa nella cassa, mentre una lunga fila di persone la sorreggeva a turno:

A turno sorreggono l'idea della morte. Aspettano in silenzio e quando tocca a loro la sorreggono in maniera responsabile, sapendo che se piegano le ginocchia per gli altri sarà più difficile sorreggerla. Se lo si sorregge in più persone, il carico risulta più leggero. Anche l'idea della morte, vissuta tra più persone, risulta più leggera”.


Ritorna, come già in altre importanti artiste del corpo – penso a Rythm 0 di Marina Abramovic o a Cut Pieces di Yoko Ono -, il tema dell'individuo in balia dell'altro, del corpo lasciato alla mercé del pubblico che, nel bene e nel male, potrà agire su di esso.
Così in “Móvil” (2010) l'artista, chiusa in un carrello per il trasporto dei cadaveri, viene spostata, girata e lanciata da ogni parte dal pubblico, mentre in “Alud” (2011) il suo corpo ricoperto di fango viene ripulito con cura dalle persone presenti alla performance.


Intense, forti, in taluni casi strazianti, le opere di Regina José Galindo mettono in scena senza filtri tutta la violenza e la sofferenza che inquina le società contemporanee, spingendo il proprio corpo oltre i propri limiti, costringendo lo spettatore a vede, a comprendere, a non dimenticare.


"Limbo", 2010



Per vedere altre opere e leggere la biografia dell'artista: www.reginajosegalindo.com

mercoledì 8 gennaio 2014

Van Cuv e l'arte come denuncia sociale

“Sono nato a Savona il 10 luglio 1975 e quello che ho da dirvi ce l'ho scritto in faccia”
Van Cuv

Ivan Cuvato, in arte Van Cuv junior, nasce a Savona il 10 luglio 1975. Figlio d'arte, ha la fortuna di crescere immerso nello stimolante ambiente artistico di Albisola, terra ligure della ceramica, paese che ha visto, fra gli altri, personaggi noti come Picasso e Pietro Manzoni, Lucio Fontana e Aligi Sassu, e figure forse meno note al grande pubblico ma non meno importanti, come Antonio Sabatelli, uno dei pochi artisti di cui Ivan vi parlerà con vero trasporto.
Personaggio eclettico e stravagante, intimamente legato alla cultura hyppie degli anni '70, Ivan vive oggi a Milano. Lo si vede andare in giro con i suoi cani - le veterane Baby e Hero's e un maschio aggiuntosi da poco al gruppo -, tatuaggi sul braccio, pantaloni tibetani e parola facile: in una Milano atomizzata e silente, è bello incontrare una persona che ancora preferisce il contatto diretto con chi gli sta intorno nel qui e ora, piuttosto che celarsi in un rifugio prefabbricato fatto di telefonia e internet. Non vi sarà difficile parlare con lui, ascoltarlo mentre vi racconta della sua vita, della sua arte; si scalderà con facilità se contraddirete le fondamenta dei suoi ideali, ma troverete, dietro un temperamento a sbalzi, un anima sensibile e piacevolmente infantile.
Artista puro, dedito al suo lavoro, mantiene una forte integrità morale; contrario alla “prostituzione” artistica, preferisce svolgere i lavori più umili per mantenersi e coltivare il suo sogno piuttosto che svendere se stesso e la sua mente al mercato dei consumi.

Pittore, scrittore, installatore, volgeremo qui la nostra attenzione a una serie di opere – installazioni e applicazioni miste a pittura e testi scritti – dedicate a tematiche sociali, che ho avuto il piacere di vedere nel corso di una personale che ha organizzato il 5 ottobre 2013 presso il nuovo spazio da lui stesso gestito – spazio che sarà dedicato, nei suoi intenti, alla presentazione di esposizioni collettive e personali di artisti contemporanei, sia noti che underground.

Per la realizzazione dei suoi lavori, usa oggetti trovati, talora gettati via e salvati dalla strada, talaltra capitati sul suo cammino nei modi più disparati nel momento in cui ne aveva bisogno per un'opera. Riprende oggetti rimasti inutilizzati e dona loro nuova vita, nuovo significato, riscattandoli dal loro ruolo di puro oggetto di consumo privo d'identità, destinato all'oblio: anche questo tratto delle sue opere potremmo definirlo “sociale”.

Lascio la parola alle immagini che meglio rappresentano questa serie di lavori e alle poche parole che ha voluto aggiungere egli stesso ai suoi lavori.


“Di nuovo... un altro centro commerciale”, mattoni insanguinati realizzato in ceramica.


"Perduti antichi eroi"


"La vita non è un'infamità ma una realtà divina"



"Torri gemelle"



 "Spacciatori dell'ultima droga rimasta legale"

Il "Muro del pianto" è un'opera composta da 24 tele quadrate, tutte di dimensione 40x40 cm. che trattano avvenimenti di una volta e avvenimenti di oggi. "Se dovessi commentarlo tutto, sarebbe troppo lungo". Alcuni dei lavori presentati sopra fanno parte di questa grande opera.



“Il mercato artistico è l'uccisione dell'arte, mentre il discorso artistico, se è fatto con il cuore e con la testa, è l'arte”
Van Cuv

Nel mese di gennaio presso il suo spazio sarà possibile assistere a una nuova personale con opere inedite.

Per vedere immagini di altri suoi lavori o per sapere qualcosa in più su di lui: www.vancuvart.com
vancuv1@gmail.com

venerdì 8 novembre 2013

Sebastián Contreras: le opere

A breve una breve intervista a Sebastián Contreras, artista di origine argentina che vive e lavora a Bologna, la quale ci permetterà di comprendere meglio il suo lavoro e la sua ricerca artistica.

Di seguito, alcuni suoi lavori:



"Senza titolo 30/Burqa"; sacchi della spazzatura e maglia di cotone. 2010.



"Senza titolo 40"; scarpe di sicurezza, guanti da lavoro, chiodi.  2011.



"Senza titolo 43"; carta. 2012.



"Senza titolo 49"; plexiglass, gomma, smalto e sangue umano. 2012. 
L'opera, una riproduzione di un cellulare in plexiglass e gomma contenente sangue dell'artista è un'analisi condotta tra memoria genetica e memoria virtuale, tra DNA e bytes, tra circuiti e liquido plasmatico. L'apparente contrasto fra le due connettività di natura diversa ma sempre più collegate, quella biologica e quella virtuale, genera una riflessione critica sulle modalità e sui mezzi della trasmissione dei dati nella comunicazione contemporanea. Un interrogativo estremo su virtualità umanizzata e comunicazione virtualizzata.



"Senza titolo 51"; 136 ricevute bancarie rilasciate ognuna da una cassa bancomat a seguito di un versamento in contanti. Ogni scontrino riporta, nella descrizione dell'operazione effettuata, un verso del diciassettesimo canto dell'Inferno dantesco.
Il canto diciassettesimo dell'Inferno si svolge nel terzo girone del settimo cerchio dove ha dimora Gerione, simbolo della frode, e dove sono puniti i violenti contro Dio, gli usurai, cioè tutti coloro che non traggono il loro guadagno né dal sudore né dall'ingegno, ma dal denaro stesso (in pratica tutti i banchieri, secondo la definizione medievale di usura).

sabato 2 novembre 2013

Le scarpe rosse di Elina Chauvet

Se si parla di artisti che dedicano o hanno dedicato almeno una parte della loro produzione artistica alla causa sociale, alla denuncia di un qualche aspetto malato del vivere odierno, è impossibile non ricordare il progetto Zapatos Rojos di Elina Chauvet.

Artista messinaca nata a Casas Grandes, Chihuahua, Messico, nel 1959, Elina avvia questo grandioso progetto il 20 agosto 2009, chiedendo alle donne di Ciudad Juarez di portare un paio di scarpe, scarpe rosse come il sangue versato, in ricordo di un'amica scomparsa, abusata, uccisa.
Ciudad Juarez: città di frontiera del nord del Messico, dove dal 1993 sono state rapite, stuprate e uccise centinaia di donne, dove è nato il termine "femminicidio".

Da allora, il progetto ha fatto il giro del mondo, per ricordare la violenza sulle donne che ogni giorno viene perpetrata ovunque, sotto i nostri occhi, spesso nell'indifferenza generale di chi vede e non parla.


giovedì 17 ottobre 2013

La Locomotiva Magazine desidera far conoscera l'opera di quegli artisti che svolgono la propria ricerca fra le piaghe della società, che sottolineano nei loro lavori il malessere, palese o celato, che ammala il vivere contemporaneo.
La Locomotiva Magazine rivolgerà la propria attenzione a tutte le forme artistiche, dall'arte visiva alla letteratura, dalla musica alle arti performative.
Gli articoli presenteranno la ricerca e le opere degli artisti che rientreranno in questo paradigma e parleranno delle loro eventuali mostre o pubblicazioni. Se vorranno, gli artisti avranno facoltà di pubblicare articoli relativi al loro pensiero, alla loro arte, alla loro ricerca artistica e umana.